Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura | Pubblicato il 24/03/2025
Quasi a contrasto, il secondo quadro, l’incontro con un bel libro e persone vere, ha per protagonista, un numero 1, per precisione il numero 1 del panorama tennistico mondiale ed un pregevole studio, in un 2024 splendente e luminoso per lo sport italiano: Diventare Sinner, edito da Giunti e Federazione Italiana Tennis e Padel (1).
Si parte col considerare che valore abbiano i numeri 1 e 2, facendoci aiutare da un leggero e, al contempo, acuto libro di un vaticanista, Enzo Romeo:
“Il numero 1 ha un doppio significato: può indicare l’infinitamente grande o l’infinitamente piccolo. Il numero uno per eccellenza è Dio, il Signore e creatore di ogni cosa. Ma uno è anche il minimo, meno di esso c’è solo lo zero, cioè il niente. I Vangeli giocano molto sul contrasto tra grandiosità e piccolezza, eternità e finitudine. Un contrasto solo apparente, perché da ciò che minimo si può giungere all’immenso, così come l’immenso può farsi piccolo. Dio si fa piccolo in Gesù bambino, che nasce tremante in una stalla di Betlemme; e il minuscolo chicco diviene una pianta alta anche cinque metri che dà riparo agli uccelli. Farsi piccolo è uno delle condizioni poste da Gesù per entrare nel regno dei cieli, cioè per diventare santi, grandi agli occhi di Dio, immensi come lui, insomma dei numero uno della fede” (2).
“In matematica la proporzionalità è una regola basilare, Gesù ha l’occhio del matematico nel notare quella donnina confusa tra i pellegrini, che si avvicina alle cassette (tredici per l’esattezza) dove i fedeli gettano le monete destinate al tesoro sacro. Con un gesto discreto, quasi furtivo, lascia scivolare due spiccioli in una delle cassette. Due monetine che sono l’equivalente di un quadrante, vale a dire neppure un euro di oggi. I suoi abiti dimessi ne indicano la condizione sociale: è una vedova, a quel tempo categoria tra le più misere e bisognose. […] Per un obolo ci vogliono otto spiccioli, mentre la vedova riesce a versare appena un quarto di questa somma. Eppure Gesù ci dice che quel quartino vale più di tutto il denaro posto quel giorno nelle cassette del tesoro. La proporzionalità, appunto. Il tanto dei ricchi è il loro superfluo; il poco della vedova è il suo tutto (3).
Anderloni, Dell’Edera e Mastroluca sono riusciti a farci intendere un importante grandangolo d’insieme: Sinner si diventa, ovvero Jannik diviene nel 2024 il primo giocatore al mondo nella classifica ATP, vince due grandi Slam, rivince la Coppa Davis a squadre e tanti tornei fra i 500 e i 1000, perché con il lavoro, il sacrificio, l’amore per i suoi genitori, per i suoi allenatori, il rispetto assoluto dell’avversario, l’umiltà e mai la sfrontatezza nelle interviste, e tante altre qualità, è ora per tutti Jannik Sinner, l’orgoglio del popolo italiano.
C’è una riflessione tecnica e valoriale che ci offre Michelangelo Dell’Edera, il tecnico fra i tre autori, che agevola molto nell’elaborare una parte della risposta su chi sia veramente il nostro formidabile maestro di tennis. Menziona Sesto Pusteria, o l’ambiente virtuoso: “La ricerca continua di nuove esperienze motorie costituiscono la base di un grattacielo che è diventato così alto, non solo per le capacità intrinseche di Jannik, ma anche e soprattutto perché stimolate quotidianamente da un ambiente virtuoso e dalla multidisciplinarità che ha ampliato il bagaglio motorio di Jannik dai <capelli rossi>”(4). Ecco giocare a tennis, sciare ed essere valido componente di una squadra di calcio giovanile, ha permesso all’atleta altoatesino di rendere il suo corpo un elaboratore incredibile di velocità riflessiva, o tennistica; di eleganza nel seguire i movimenti da regolare armonicamente, la sciata e di far emergere come l’attività sportiva, sia amatoriale, sia professionistica è l’esaltazione del noi: l’atleta e il risultato agonistico; il fuoriclasse e l’agone con altri numeri 1; il rapporto simbiotico fra il campione e il suo pubblico. In Italia, il calcio vero, quello fra i ragazzi nel forgiarsi in un team, educa a tutto ciò.
Ma rimane ancora sospesa la pienezza del quesito iniziale: chi sia veramente l’uomo e l’atleta tennista. Ci sono tre realtà di quest’anno che possono aiutarci a conoscerlo nell’anima di vero sportivo, nell’ unicità di esser un giovane autentico e modello per i suoi coetanei.
Il primo campo che esploriamo è il passaggio fra i vecchi maestri del tennis nostrano: Pietrangeli, Panatta e Bertolucci su tutti e il numero 1 mondiale. Tutti e tre hanno faticato e non poco, soprattutto Nicola Pietrangeli, il tunisino-romano, ad accettare la grandezza del nostro campione odierno. Tutti e tre hanno alzato sempre più l’asticella per Sinner e lui ha risposto non con bordate e colpi esplosivi da fondo campo, ma ha preferito un’eleganza ed una finezza di dialogo e ascolto degli antichi giocatori italici, ottenendo una vera attenzione nei ragazzi e nei maturi appassionati dello sport tennistico. Ci vuole una grande profondità d’animo, per non reagire mai ad espressioni, talvolta acide, se non invidiose.
Il secondo campo di battaglia è stato quello della sua vita privata, dove ha compiuto alcune scelte, difficilmente replicabili. In primis non è mai andato a Sanremo , o ad altre trasmissioni di musica e varietà italiana, per evidenziare che il suo è un lavoro quasi monacale, ovvero per restare concentrato, devi rinunciare alla mondanità, un tema che è stato spesso ripreso dall’insegnamento di Papa Francesco (5). Non ha mai riempito le prime pagine dei rotocalchi e gossip sulla sua vicenda di amore per la campionessa russa Anna Kalinskaya. Qui c’è veramente un messaggio di alto valore educativo, per i suoi ammiratori adolescenti. Il rapporto fra un uomo e una donna deve basarsi su una cura così delicata l’uno/a per l’altra/o, che l’apparire, il farsi fotografare, guardare in ogni dettaglio di vita può generare, senza accorgersene, un utilizzo, anche solo materiale, dell’altra persona. Jannik e Anna rilanciano lo splendore dei sentimenti, della riservatezza, della segretezza di una vita a due.
Terzo, e non ancora concluso campo di grande sforzo mentale e psicologico, per un 23enne, è stata la vicenda WADA, con accuse molto offensive sulla sua sportività. Il grande diritto, quello romano, ci venga in aiuto. Il filosofo, retore e avvocato encomiabile, Marco Tullio Cicerone, nel De Officiis, usa un’espressione di chiarezza e profondità giuridica: Summum ius, summa iniuria, il soverchio rigore nel giudicare (spesso) è una grande ingiustizia (6). Non si può accusare, di responsabilità oggettiva, un atleta che abbia assorbito da una ferita del suo massaggiatore una quantità infinitesimale di sostanza dopante. Il suo rendimento sportivo non ha ricevuto neanche lo 0% di aiuto e un giudizio equo deve usare raziocinio, buon senso, maturità. Se condannassimo Sinner, si aprirebbe un vaso di pandora enorme: che cosa valutate negli atleti super dopati, quando esaminate i loro campioni clinici ? Quali olimpiadi offrite agli atleti, imponendogli di gareggiare nelle “chiare, fresche e dolci acque” della Senna parigina e se, finalmente, abbiamo un atleta modello per i ragazzi deboli e fragili di oggi, perché lo vogliamo a tutti i costi infangare ?
Il lavoro degli autori di “Diventare Sinner” ci aiuteranno a scoprire il valore di un uomo, atleta e campione; a dare a Dio il primato di primo assoluto, come ci ha ricordato Enzo Romeo, citato all’inizio sul vero numero 1 e a valorizzare il numero 2, ossia l’accoppiata vincente uomo-donna, campione e tifoso, dono ricevuto e merito acquisito.
(1) Enzo Anderloni, Michelangelo Dell’Edera, Alessandro Mastroluca, Diventare Sinner. La storia della formazione sportiva di un campione: dalla prima partita ufficiale a 9 anni al trionfo negli Open d’Australia, Giunti editore e Federazione italiana Tennis e Padel, Roma 2024.
(2) Enzo Romeo, Le tabelline di Dio. Piccole nozioni di matematica evangelica, Ancora, Milano 2020, pag.19.
(3) Idem, pag.43. L’obolo della vedova è raccontato dal medico-evangelista, ossia da Luca, 21,1-4.
(4) Anderloni et alii, Diventare Sinner, pag.31.
(5) Papa Francesco, La mondanità è un lento scivolare nel peccato, Meditazione mattutina nella casa della Domus Sanctae Marthae, 21 gennaio 2020.
(6) Nel De officiis, l’arpinate Cicerone si dedica all’ultimo testo filosofico, datato 44 a.C., quando morto Cesare, riprende l’attività politica, per rilanciare la vita sociale in Roma. Si tratta di un trattato che riguarda i doveri e si rivolge ai più giovani. Questa massima la si ritrova nel primo libro, al capitolo 10, al rigo 33. Tra i valori che il retore enuclea rinveniamo l’honestum e l’utile e il difficile rapporto fra i due. Si veda anche honestas nella scheda fornita dall’edizione con schede riflessive del Campanini-Carboni, Il dizionario della lingua e della civiltà latina, Paravia, Torino 2007, pag.734. I giudici devono, perciò, emettere una sentenza che sia educativa, soprattutto per chi si sta formando come persona, e non solo punitiva: serve a ben poco. Devono essere maestri di onestà giuridica e umana.