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Scritto da p. Eddie Boy Fuentes | Categoria: Formazione |  Pubblicato il 27/02/2025

«E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce dal cielo che gli diceva: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti. Rispose: ’Chi sei, o Signore?’. E la voce: ‘Io sono Gesù che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare’. Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano lo condussero a Damasco…» . - 1

           Questo evento di Damasco, come vedremo inseguito nella nostra riflessione, che si situa al centro come fondamento per la nuova vita di Paolo, è presentato e caratterizzato dai vari autori in diversi modi: conversione, vocazione, rivelazione, illuminazione, folgorazione. 

È qui prendendo in considerazione alcuni testi del Nuovo Testamento, si constata che l’incontro e l’esperienza di Dio si inserisce sempre nella storia di una persona. La conversione di Saulo di Tarso, per esempio, non è partita dal nulla. L’urto del reale gli è venuto da una parola: «Perché mi perseguiti?» (At 9,4) - 2.

Possiamo osservare con grande chiarezza queste cinque tappe nel cammino spirituale, nella sua conoscenza della personalità, identità e vocazione di san Paolo. San Paolo ha avuto anche la sua «avventura spirituale» che inizia con la conversione, passa attraverso una vita ascetica, caratterizzata dalla ricerca e dal ritrovamento della propria vocazione, identità e conoscenza di sé.  - 3

1. Dove vado?

     L’esperienza di Damasco fa capire a Paolo che la sua vita ha seguito finora una direzione sbagliata perseguitando i cristiani. Il cambiamento è radicale: da persecutore diventa apostolo. Ma questo cambiamento non è un punto di arrivo, bensì una nuova partenza. Paolo percepisce che lo scopo della sua vita è Gesù Cristo, la sua conoscenza è l’identificazione con lui: «Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1,21) .  - 4

2. Come vado? 

      Paolo capisce che la sua nuova vita richiede sforzo. L’invito che Cristo gli ha rivolto richiede da parte sua una piena libertà di accoglienza e il massimo impegno per custodire questo tesoro racchiuso «in un vaso di argilla». Se Cristo è il supremo valore della sua vita, allora tutto il resto può e deve essere relativizzato, deve essere orientato e impiegato per raggiungere l’unica vera meta: l’unione perfetta con il Signore. Scriverà infatti ai Filippesi: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui» (Fil 3,8). Inoltre, Paolo vedrà più tardi sé stesso come un combattente, la sua vita si trasformerà in una lotta continua e ardua per rimanere fedele alla chiamata iniziale. Nella stessa lettera ai Filippesi dà questa bellissima testimonianza della sua vita ascetica - 5:

Non però che io abbia già conquistato il premio o sia arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil3,12-13). Alla fine, riflettendo sulla strada percorsa, potrà concludere: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2Tm 4,7).

3. Chi sono? 

      Paolo deve trovare la sua nuova identità. Scoprirà di essere «strumento eletto», schiavo di Cristo. Nella lettera a Timoteo ha lasciato una chiara autodefinizione: «...l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo, del quale io sono stato costituito araldo, apostolo e maestro» (2Tm 1,10-11).

      Si vede che la riflessione di Paolo sull’identità di Cristo è veramente radicata nella sua esperienza del Risorto che poi ha determinato la conversione del suo cuore e l’illuminazione della sua mente.  - 6

4. Che cosa devo fare?

      Il carisma della missione Paolo l’ha ricevuto dopo due anni, quando lo chiama Barnaba. Più precisamente, il suo carisma specifico gli viene indicato attraverso un’esperienza curiosa. Si tratta dell’episodio in cui Paolo e Barnaba vengono rifiutati dai Giudei per gelosia: Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono:  - 7

   «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra» (At 13,45-47).

   Questa consapevolezza di una missione specifica affidatagli da Dio stesso diventa la forza motrice della sua instancabile attività. Scriverà ai Romani: «Vi ho scritto con un po’ di audacia, in qualche parte, come per ricordarvi quello che già sapete, a causa della grazia che mi è stata concessa da parte di Dio di essere un ministro di Gesù Cristo tra i pagani...» (Rm 15,15-16).

5. Come devo agire? 

      La questione della qualità della vita. Paolo formulerà la sua risposta nell’inno all’amore. Capirà che, se non ha carità, è nulla e non gli servono né i carismi né il suo servizio - 8: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna» (1 Cor13,1).

      Non dimentichiamo mai che la carità, l’amore di Dio e del prossimo, è il fine del cristianesimo e della libertà dei figli di Dio, di cui noi godiamo in Gesù Cristo.

     Finché noi saremo sulla terra, lo Spirito e la carne, la grazia e la concupiscenza, combatteranno in noi. Se noi vivremo secondo la carne, morremo. Ma se con lo Spirito mortificheremo le opere della carne, noi vivremo. Per preservarci dalla morte, per conservarci nella vita, lo Spirito Santo è nei nostri cuori, come lume per illuminarci, come ardore per riscaldarci, come forza per sostenerci e fortificarci. 

Il vivere dunque secondo lo Spirito è il compendio della vita cristiana, compendio di tutta la morale evangelica. Questo è un mezzo infallibile per salvarsi: se viene ben praticato, la concupiscenza sarà vinta, e sempre più si accenderà e crescerà nei nostri cuori la carità.  - 9

 

 

____________________________________________

1 - At 9, 1-31

2 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 51. 

3 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 51.

4 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 51.

5 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 52.

6 - Cfr. BEGASSE DE DHAEM, A., Mysterium Christi. Cristologia e soteriologia trinitaria, Assisi 2021, 233. 

7 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 52-53.

8 - Cfr. SZENTMÀRTONI, M., In Cammino Verso Dio, Milano 1998, 53.

9 - Cfr. PRAT, F., La Telogia di San Paolo II, Torino 1936, 65. 

 

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